Sicuri si diventa

L'autostima si costruisce e si rafforza fin da piccoli: per dare equilibrio e fiducia in sé, il ruolo dei genitori è fondamentale.
E a scuola, no alle pressioni

 

Che cosa significa avere fiducia in se stessi? Che cos’è l’autostima? Sono queste le domande che generalmente i genitori si pongono quando vogliono aiutare i propri figli a credere nelle loro possibilità e a crescere sicuri dei propri mezzi. «L’autostima non è innata, ma si acquisisce poco a poco», premette la psicologa e psicoterapeuta Anna Laura Boldorini. «Solo in età adulta si arriva alla piena coscienza dei propri mezzi e dei propri limiti, ma l’infanzia è importantissima in questo lungo processo. Nei primi tre anni di vita i riferimenti del bambino sono solitamente domestici (genitori, nonni, baby sitter…) mentre dai 3 ai 6 anni, con l’inserimento alla materna, c’è un confronto con altri bambini e con le educatrici. Poi, nella scuola dell’obbligo, interviene il criterio della valutazione: fattori che incidono nello sviluppo del bambino e della sua autostima». Vediamo allora, per fasce d’età, le strategie da adottare perché il bambino cresca sereno.
 

0-3 anni/Coccole&baci
«Le prime sicurezze arrivano tra le pareti domestiche. Perché un bimbo cresca senza turbamenti, è necessario che fin dai primi giorni di vita sia inserito in un ambiente familiare sereno e rilassato», premette Anna Maria Roncoroni, psicologa e presidente Aistap (Associazione Italiana per lo Sviluppo del Talento e della Plusdotazione, aistap.org). «Le manifestazioni di affetto da parte dei genitori sono nutrimento indispensabile quanto il latte materno». In questa fase, dunque, è fondamentale dare rimandi positivi alle azioni del bambino, purché non siano lodi esagerate, irrealistiche. «Occorre valorizzare gli aspetti positivi e migliorare quello che non va» spiega Boldorini. «Puntare sulle cose belle e dare strumenti al bambino per migliorarsi, facendolo sentire accolto e amato».


3-6 anni/Si allarga l’orizzonte
È una fase di transizione in cui entrano in gioco altre figure e si allarga l’orizzonte relazionale del bambino. «Iniziano i confronti con persone esterne alla sfera familiare e le prime valutazioni delle capacità individuali» continua Boldorini. «Il “lavoro” dei genitori non è diverso rispetto alla fase precedente, ma assume una grande importanza il coordinamento con le educatrici. No a negare un eventuale difetto che emerge, sì a lavorare sul rinforzo, spostando il riflettore sulle capacità. Il bambino comincia a capire che non si può essere bravi in tutto».
 
6-10 anni/L’obiettivo non è la perfezione
È però nell’ambiente scolastico dell’obbligo che si perfeziona la definizione dell’autostima nel bambino. Al quale vanno spiegati i comportamenti corretti da tenere a scuola, con i compagni e gli insegnanti, cui è affidato un ruolo attivo nell’educazione extrafamiliare. A loro il compito di formare i ragazzi valorizzando le differenze e le capacità ed esaltandone l’unicità all’interno del gruppo. Da parte dei genitori, invece, troppe attenzioni rischiano di generare insicurezze. «Per avere autostima non bisogna aspirare alla perfezione» spiega Boldorini. Genitori che affiancano i bambini, fin dalle elementari, nei compiti a casa, o che barattano premi pur di indurli a studiare di più sono perniciosi quanto quelli che, al primo brutto voto, se ne escono con un «Sei proprio un somaro!». Qual è l’atteggiamento giusto? Puntare sulle cose belle che ha comunque fatto: «Hai sbagliato la verifica di matematica, ma hai suonato benissimo al saggio». Avrà presto l’opportunità per rifarsi anche con l’aritmetica.
 
Vincere le paure
Piccole e grandi, le paure (nei bambini quella classica è il buio) fanno parte della condizione umana. Come affrontarle? Senza sottovalutare il problema e senza banalizzarlo con frasi tipo: «Non c’è motivo… Non avere paura…» Sono risposte che generano nel bambino la sensazione che il suo modo di essere non vada bene. Meglio invece cercare di capirne insieme la ragione: «Che cosa esattamente ti spaventa? Che cosa pensi che ti potrebbe accadere?». Soluzioni come la lucina accesa tutta la notte possono temporaneamente servire. Un altro modo di vincere la paura è raccontare le fiabe, anche quelle con gli orchi e le streghe. Il bambino, infatti, s'identifica con il protagonista e, come lui, attraversa nella fiaba la situazione che tanto lo spaventa, ma finisce per recuperare la condizione di serenità grazie al lieto fine.

 

Situazioni difficili

Se arriva un fratellino L’essenziale è continuare a dimostrare al bambino più grande che non viene trascurato, ma ha le stesse attenzioni di prima. Quando si può, coinvolgetelo nelle cure al neonato.

Se un genitore deve assentarsi spesso Fategli comunque sentire la vostra presenza. Non è la quantità, ma la qualità del tempo che gli dedicate a farlo sentire sicuro.

Se la coppia è in crisi Anche se non ne capisce le ragioni, il bambino capta il disagio. Fondamentale che non si senta coinvolto e, tanto meno, responsabilizzato.